Castagnola Ieri

NOTIZIE STORICHE
Castagnola, è uno dei paesi caratteristici del Comune di Minucciano, arroccato su un colle che sovrasta il lago di Gramolazzo, ed immerso nel verde dei castagneti che lo circondano.
Posto a 775 metri s.l.m. ha sullo sfondo a sud le Alpi Apuane del gruppo Pisanino e Pizzo d’Uccello e a nord-est l’Appennino Tosco-Emiliano.
La storia di questo paese si perde nella notte dei tempi, e molto poco rimane oggi di scritto, dai nostri predecessori. La prima notizia certa, risale al XIII° secolo, nel 1276 la parrocchia dei Santi Simone e Giuda di Castagnola, figura nell’elenco delle istituzioni che pagavano le decime per la Terra Santa.

Nella preziosa raccolta di carte altomedievali (longobarde, franco-longobarde e successive), che si trovano nell’Archivio Arcivescovile di Lucca, non siamo riusciti a trovare il toponimo Castagnola, pur essendo presenti, nei vari documenti, quasi tutti contratti di allivellazione, numerose località dell’Alta Garfagnana, incluse nel territorio che nel linguaggio latino-barbarico, viene normalmente definito “Fines Carfanienses”, cioè territorio garfagnino.

I “fines carfanienses”, sostituiti talvolta dal toponimo “Carfaniana” comprendevano tutta l’Alta Garfagnana e cioè quella che sarà chiamata “Pieve di Castello” (Piazza al Serchio), includendo anche la Pieve di S. Lorenzo e quella di Offiano in Lunigiana.

In una carta, sempre dell’archivio arcivescovile di Lucca, risalente probabilmente al secolo X°, compaiono diversi toponimi di località vicinissime a Castagnola, come Nicciano, Verrucolette, Gramolazzo, Agliano, ma non si cita Castagnola.

E questo neppure nei primi secoli del Basso Medioevo (XI° e XIII°), quantunque risalgano a quell’epoca senza dubbio la rocca e la torre, di cui rimangono i ruderi, reperibili sul cucuzzolo di quella irta e rocciosa collina, su cui si trova anche oggi il paese, posto ideale per la difesa e il controllo della valle sottostante.

Non va dimenticato che castelli, rocche, torri e manieri di varia struttura, spesso collegati fra loro sorgono numerosi anche in Garfagnana fra il secolo X° e XIII°. La rovina del castello o rocca, come dir si voglia, di Castagnola potrebbe essere stata causata dalla spedizione punitiva dei Lucchesi che, a testimonianza dello storico Tolomeo, distrussero nel 1227, ben 70 castelli in Garfagnana, per vendicarsi dei rispettivi padroni, che si erano alleati con Pisa contro Lucca. Potrebbe essere anche causata dal logorio del tempo che niente risparmia, in epoche in cui rocche e castelli non servivano più, anzi offrivano prezioso materiale per nuove costruzioni.

L’assenza di Castagnola nei documenti citati potrebbe essere motivata dal fatto che la sua ubicazione non offriva, a differenza di altre località, possibilità di insediamenti colonici con sufficiente terra da sfruttare. Non va dimenticato che quelle carte erano contratti di allivellazione di poderi, chiamati allora “case”. Comunque troviamo citata Castagnola in una nota di comuni, appartenenti alla Vicaria di Camporgiano, esistente nell’Archivio di Stato di Lucca e risalente alla prima metà del secolo XIII°. Castagnola fa parte della Vicaria Guelfa di Camporgiano assieme a tanti altri comunelli (è l’epoca dei comuni), alla destra del Serchio, mentre quelli alla sinistra fanno parte della Vicaria Ghibellina di Castiglione. In un secondo tempo Castagnola, risultante Ghibellina, come altri comuni, dalla Vicaria di Camporgiano passerà alla Vicaria di Castiglione, l’una e l’altra sotto il dominio di Lucca. E proprio Lucca, in occasione della Festa di S. Croce (Volto Santo) come risulta da un elenco, incluso nello statuto di Lucca del 1308, Castagnola con tutti gli altri comuni, dovrà portare un cero, come segno di sudditanza.

Ritroviamo Castagnola, assieme ad Agliano, Gramolazzo, Nicciano ecc. nel Diploma che Giovanni, re di Boemia e di Polonia, emanerà nel 1331, col quale si concedono al Marchese Spinetta Malaspina e ai suoi legittimi discendenti castelli, ville e terre nella Media e nell’Alta Garfagnana.

Dopo alterne vicende, in cui risultano protagonisti Lucca, Pisa, Firenze, Milano, i Malaspina ed altri ancora, durante le quali la Garfagnana va sotto vari padroni e subisce infiniti disastri, nel secolo XV°, ecco affacciarsi il duca estense di Ferrara, al quale molti paesi di Garfagnana, stanchi di lotte e soprusi, si assoggettano. Nicolò d’Este, per cautelarsi ed avere una base giuridica per il dominio di questi nuovi territori, se ne fa dare l’investitura dall’Imperatore Sigismondo, di passaggio per Ferrara, il 7 Settembre 1433. E qui comincia la dominazione Estense in Garfagnana, che continuerà anche dopo, quando gli Estensi si sposteranno a Modena. In questi frangenti, Lucca, pur ritenendo sua di diritto la Garfagnana, di fatto poté conservare solo quanto era rimasto della Vicaria di Castiglione e cioè Ceserana e i comunelli limitrofi, che formeranno la cosiddetta Vicaria di Sotto di Castiglione, e Gramolazzo, Castagnola, Agliano e Gorfigliano, che formeranno la Vicaria di Sopra di Castiglione.

Nel 1449 Minucciano si da volontariamente a Lucca, figuriamoci con quale gioia dei Lucchesi, che non molleranno più questo sperone avanzato nel cuore dei domini di Firenze in Lunigiana. Aderiscono a Lucca, anche i comuni cosiddetti “ultra jugum”, cioè oltre il giovo: Renzano, Pugliano, Metra, Sermezzana e Albiano. Lucca, quasi subito, invierà a Minucciano un suo podestà, che nel 1463 avrà la dignità di Vicario per quelle terre, che avevano fatto parte della Podesteria.

Castagnola, con Gorfigliano, Agliano e Gramolazzo, continuerà, almeno nominalmente a far parte della Vicaria di Sopra di Castiglione, anche se di fatto, come risulta dai documenti dell’epoca, il Vicario (o Commissario) di Minucciano eserciterà ad personam la giurisdizione su quelle comunità. Quando, in seguito al famoso Trattato di Vienna, dopo Napoleone, Castiglione sarà inglobato nel ducato di Modena, così come la Vicaria di Minucciano, allora i paesi già facenti parte della Vicaria di sopra di Castiglione saranno accorpati a Minucciano che, nel Regno d’Italia, diventerà uno dei 17 Comuni Garfagnini, che provvisoriamente faranno parte della Provincia di Massa, anch’essa ex dominio estense, finche nel 1923 passeranno a Lucca.

Notizie riguardanti Chiesa e parrocchia di Castagnola

Oltre le notizie riguardanti chiesa e parrocchia di Castagnola, c’è da dire che, a parte la leggenda del serpente dal calice, può essere benissimo che abbia fondamento la tradizione che vorrebbe la chiesa fatta costruire dalla Contessa, potente e generosa, Matilde di Canossa. Se ciò è vero, certamente la stessa contessa avrà fatto donazioni, perché Castagnola fosse inserita fra le Cappelle, gestita da un cappellano, dipendenti dalla Pieve di Castello (Piazza al Serchio). Teniamo presente che la Contessa Matilde esercitò il suo governo fra il 1076 e il 1115. Le strutture dell’edificio, ancora esistenti, richiamano certamente a tempi molto remoti.

Nei documenti esistenti nell’Archivio della diocesi di Luni-Sarzana, collocato nel Seminario di Sarzana, risulta che la cappella di Castagnola assieme ad altre 334 cappelle, faceva parte della stessa diocesi denominata prima di Luni, poi, in seguito al trasferimento della sede da Luni, ormai irreparabilmente decaduta, a Sarzana, della diocesi di Luni-Sarzana. La Pieve da cui la cappella dipendeva era la Pieve di Castello (Piazza al Serchio). Strano, ma certamente motivato, il fatto che mentre la dipendenza civile, politica ed economica era da Lucca, quella ecclesiastica invece fosse da Luni. Nel Secolo XVI°, specialmente dopo il Concilio di Trento, scompare l’importanza e il ruolo giuridico-ecclesiastico delle Pievi, e la divisione delle Diocesi sarà in vicariati.

Il Vicario è il sacerdote di fiducia del Vescovo e lo rappresenta. Castagnola diventerà parrocchia autonoma e sarà inserita nel vicariato foraneo (foras della sede vescovile, ecco perché foraneo) di Minucciano. Quando nella prima metà del secolo scorso viene eretta la Diocesi di Massa Ducale, Castagnola, verrà a far parte della nuova diocesi e ci resterà finche nel 1991 tutta la Garfagnana verrà incorporata all’Arcidiocesi di Lucca. Dai verbali delle numerose visite pastorali dei Vescovi di Luni-Sarzana alle varie parrocchie della diocesi, esistenti attualmente nella Biblioteca del Seminario di Sarzana, certamente si verrebbero a conoscere molte cose di Castagnola. La prima visita pastorale effettuata nella Parrocchia “Santorum Simonis et Jude” risale al 1568 ed è del vescovo Card. Lomellini, cinque anni dopo la conclusione di quel Concilio di Trento, che aveva stabilito che tutti i vescovi facessero, ogni cinque anni, la visita pastorale alle parrocchie delle loro rispettive diocesi.

Antiche leggende

Secondo alcune antiche leggende tramandatesi di padre in figlio, le origini di Castagnola dovrebbero risalire all’Impero Romano. Infatti si racconta che l’attuale paese sia risorto in piccola parte sulle vecchie rovine di un castello chiamato “Castel D’Agnola” di proprietà di una certa contessa Angela. Da tale nome è derivato quello di Castagnola, è dunque errato pensare che derivi da Castagno.

Detto castello fu distrutto dai Romani, ritenendo gli abitanti di Castagnola responsabili di un macabro fatto avvenuto nelle vicinanze del paese. Si era sempre detto che in località “Osteriaccia”, (oggi vi è la casa dei guardiani della diga del lago di Gramolazzo) vi passasse l’unica strada che seguiva il corso del fiume Acqua Bianca, e che vi fosse un’osteria dove i malcapitati viandanti venivano uccisi e mangiati.
E’ da questo fatto che deriva il dispregiativo di “Osteriaccia”. I Romani, scoperto l’orribile fattaccio, punirono severamente tutti, distruggendo l’osteria e il paese.
La parte più raccapricciante della leggenda che si riferisce all’Osteriaccia è risultata poi vera; lo hanno confermato le numerosissime ossa umane rinvenute, mentre si facevano gli scavi per la costruzione dell’attuale diga del lago. Tali resti di ossa umane furono raccolti e tumulati nel cimitero di Gorfigliano.

Dell’allora castello restano oggi soltanto alcuni ruderi di mura che lo circondavano e i nomi di “La Porta Vecchia” e “La Torre” che indicano due zone ben precise del paese. La Porta Vecchia era dove arriva tuttora l’antica strada comunale, molto ripida e selciata, per questo un po' del suo percorso, viene chiamato in dialetto “la via dei Nastrichi”, da lastrichi, lastricato. Nei pressi dell’antica porta d’ingresso al castello esistono ancora alcune arcate medioevali. Nel luogo detto La Torre, restano oggi delle grosse basi in muratura, sulle quali probabilmente sorgeva un torrione di vedetta, demolito per la costruzione di nuovi fabbricati.

Nella zona sottostante il paese, situata vicino al corso del fiume, che oggi ha preso il nome di Tintoria, vi erano parecchie case, tutte lungo il percorso della strada carrozzabile.

Vi era una vera e propria tintoria da cui derivò poi il nome della zona, vi erano tre mulini in piena attività, un’officina meccanica dove si riparavano moto e biciclette, e una bottega con trattoria, dove la gente di passaggio vi sostava volentieri. Quasi tutti ricordano con piacere gli ultimi bottegai: un certo Salvatore e la compianta Vittoria da poco scomparsa. Nel 1948 la società Selt Valdarno, impiantò i cantieri per la costruzione della diga, proprio tra le case della Tintoria, e la gente a malincuore dovette sloggiare. Qualcuno si fece ricostruire la casa in Podice, ma la maggior parte si stabilì altrove.

I registri della Chiesa sui quali abbiamo ricavato le date di questa storia, riportano indicazioni dal 1600 in poi, ma notizie molto più precise si conoscono con i nuovi registri del 1776 dai quali si apprendono molte notizie sul paese e sui paesi vicini.
Si apprende ed esempio, che Agliano faceva parte della parrocchia di Castagnola, e qui venivano registrate nascite e decessi, fino al 1786, da questa data in poi Agliano ebbe una parrocchia propria.

Introduzione
I Preti