Castagnola Ieri

L'ARTIGIANATO
Fin dal 1700 vi erano nei dintorni di Castagnola delle fornaci che servivano per cuocere tegole, embrici, mattoni da pavimenti e da muratura. Queste fornaci venivano fatte nei luoghi dove si poteva estrarre l’argilla che era la materia prima, e precisamente nei Canali di “Collapera e Carpineta”; vi erano anche dei capannoni per poter lavorare al coperto.
Anche la calce per costruire si produceva sul posto e quasi tutti sapevano prepararsela per conto proprio. Veniva fatta la fornace, in dialetto “Corbana” scavando nel terreno una grossa buca circolare, normalmente vicino ai torrenti dove si poteva trovare la pietra calcarea. Fatta la buca veniva rivestita in muratura di pietre e terra, lasciando lateralmente sul fondo una presa d’aria.
A questo punto si cominciava a mettere dentro la legna; prima fascine di erica e ginestre, quindi via via legna sempre più grossa, fino a mettere ciocchi preparati in precedenza, ricavati dalle ceppe dei castagni. Fatto un bello strato di ciocchi si cominciava a gettarci la pietra, anche questa già preparata spezzettata e si finiva di riempirla con strati di legna e pietre.
Si appiccava quindi il fuoco, e man mano che calava, sempre a strati, si aggiungevano pietre e legna finche non raggiungeva la data caloria per la cottura. Questa lavorazione durava un paio di giorni e veniva sorvegliata anche la notte.
Era uso piantare sul bordo della Corbana una piccola croce a scopo di tenere lontani gli spiriti.

Vi era in Castagnola a quei tempi anche una bottega da fabbro dove si facevano vari ferramenti, utensili, cose artistiche in ferro battuto e molta gente anche dagli altri paesi vicini veniva a fare eseguire dei lavori. Questa fucina era di proprietà della famiglia Colli e l’ultimo fabbro fu Siro.

Ai primi del ‘900 sorge qui uno studio fotografico dell’allora valente fotografo Placido Fantoni che fa magnifiche foto e ingrandimenti, da lui vengono a farsi fotografare da tutta la Garfagnana, molti anziani lo ricordano quando andava da un paese all’altro per consegnare il lavoro, sul suo cavallo bianco. E’ da lui che imparò il mestiere il fotografo Masotti di Piazza al Serchio.

Una importante attività era allora quella dei tre mulini della Tintoria che trovandosi in posizione favorevole rispetto alla presa d’acqua lavoravano tutto l’anno, anche quando gli altri mulini della valle erano in secca. Oltre che a macinare il grano, il granturco e le castagne, vi si portava a brillare il farro e come già accennato prima, a follare la canapa.

Nella zona sottostante il paese vi era una tintoria, che sfruttando le forze dell’acqua del fiume lavorava molto, per le esigenze della zona. Si tingevano stoffe e filati soprattutto di lana che in quel tempo era la materia prima usata sia per i vestiari sia per le coperte. La lana naturalmente era prodotta in zona, visto i numerosi allevamenti di pecore presenti nel paese. Qui veniva trattato il pannetto, una pesante stoffa di lana (della quale parleremo più avanti) che con grandi torchi veniva pressato per renderlo morbido e liscio. E’ da questo tipo di artigianato che gli abitanti della Tintoria vengono soprannominati tutt’oggi “tintori”.

I Bachi da Seta
I Lavori femminili