Castagnola Ieri

I LAVORI FEMMINILI
Per parlare dei lavori artigianali femminili di quel tempo, abbiamo interpellato varie vecchiette del paese e ci hanno spiegato come filavano e facevano la tela.

Come utensile per la filatura vi era in quel tempo il filaretto, ma qui non lo possedeva nessuno e quindi filavano a mano.

Dalla canapa come abbiamo visto si ottenevano i garzuoli che venivano infilati nella rocca e stiracchiando e storcigliando con le dita bagnate di saliva, formavano il primo bandolo che veniva accoccato al fuso, il quale fatto roteare, torceva il filo rendendolo sottile e forte.
Ottenuta così una mandata di filo ben torto veniva avvolto al fuso. I fusi ben riempiti di filo passavano all’arcolaio col quale si facevano le matasse, in dialetto “acce” . Per dipanare le acce si usava un altro arcolaio detto guindolo e si facevano i gomitoli pronti per la tessitura. Lo stesso procedimento era usato per la filatura della lana e del lino. La lana però prima veniva cardata, ossia passata ai cardi (attrezzi rudimentali sui quali erano applicate delle pelli irte di uncini) che la rendevano pettinata e soffice.
Con il filato di canapa e di lino si tesseva poi la tela per la biancheria e con la lana oltre a vari lavori a maglia si facevano coperte e pannetto che veniva tessuto a spina con lana bicolore, ed era una stoffa molto robusta, usata per i vestiti invernali.

Quasi ogni casa aveva nei suoi fondi un telaio per la tessitura, costruito dagli artigiani del luogo. Questo attrezzo fissato su una robusta struttura di legno, misurava in lunghezza circa tre metri. Fra i vari pezzi che lo componevano vi era l’orditore dove veniva imbastita l’orditura tenendo il filo che passando attraverso dei pettini fatti con asticelle di canna, veniva avvolto a due rulli i quali uno svolgeva i fili dell’ordito e l’altro avvolgeva la tela fatta. Vi erano poi le calcole che funzionavano come bilancieri e alzandosi e abbassandosi regolavano i fili per la trama e venivano azionate con i piedi. Per far resistere i fili dell’orditura allo sfilacciamento, venivano trattati con una colla fatta con crusca e farina di grano in dialetto chiamata “bosima”, e tale operazione si diceva imbosimare.
La tessitrice stando seduta, con i piedi azionava le calcole e con le mani passava la spola che portava il filo per la riempitura, e ad ogni mandata batteva un forte colpo con la battitoia (pesante asse in legno di ulivo quasi sempre intarsiato), questi colpi servivano a pressare i fili l’un l’altro.
Quasi tutte le donne sapevano tessere e ancor oggi si usano le bellissime coperte ricche di disegni e di colori, fatte dalle nostre nonne.

L'Artigianato
La Vita di allora