Castagnola Ieri

LA GUERRA TRA AGLIANO E CASTAGNOLA
I paesi di Agliano e Castagnola, molto vicini tra loro, e collegati da strada comunale lunga non più di due chilometri, anticamente formavano un’unica parrocchia, con un unica chiesa e un unico campanile siti in Castagnola.
La disputa nasce con la scissione delle due parrocchie, SS. Simone e Giuda a Castagnola e S. Maria ad Agliano. La popolazione di Agliano costruita la chiesa e il cimitero, (poiché anche i morti venivano prima tumulati nel cimitero di Castagnola), trovandosi a costruire il campanile pretendeva di portarsi ad Agliano una delle due campane che allora erano nel campanile di Castagnola; visto che anch’essi avevano contribuito alla costruzione dei beni dell’antica e unica parrocchia. Il conflitto si inasprì ulteriormente verso la fine del 1800, quando il prete in carica, all’epoca Don Luigi Colli di Agliano, parroco anche di Gramolazzo, si trovò costretto a dover rinunciare a celebrare la Santa Messa quando in una, quando nell’altra parrocchia, per motivi di salute. Iniziano così innumerevoli avvenimenti, atti a convincere il parroco affinché celebrasse la Messa in un paese invece che nell’altro. Il più curioso di questi episodi avvenne quando una Domenica mattina Don Luigi arriva a Castagnola dopo aver celebrato la S. Messa a Gramolazzo, e annuncia alla popolazione che intende recitare il S. Rosario per poter poi celebrare un’altra messa ad Agliano. I più vecchi subito si risentono, non accettando questa soluzione e invitano il prete ad andarsene dicendogli “il rosario siamo capaci a dirlo anche da noi”. Offeso e deriso il povero parroco viene accompagnato fuori delle porte del paese, mentre alcuni baldi giovani, inneggiando alla vittoria, salgono sul campanile e si mettono a suonare a festa. Nel vicino paese di Agliano la popolazione riunita nel sagrato della chiesa, stava aspettando il prete, ma sentendo suonare le campane di Castagnola a festa, se ne ritornano delusi a casa mormorando “Il prete ci ha ingannato invece di venire ad Agliano, oggi celebra la S. Messa a Castagnola”. Continua così tra scherzi e vicende varie, la contesa per il prete da un paese all’altro, finche un bel giorno alcuni giovani Castagnolesi organizzarono un altro bel tiro mancino ad Agliano. Riusciti ad introdursi in canonica, rubarono una tonaca e, imbottita per bene di paglia, ne fecero un fantoccio che assomigliava al prete. La domenica successiva lo portarono ad Agliano mentre in chiesa veniva cantato il vespro, appesero il fantoccio ad una croce vicino alla porta della chiesa, e poi ben nascosti tra i cespugli, spararono due mortaretti. Sentito quel gran rumore, gli Aglianesi uscirono dalla chiesa per vedere cosa era successo, ma quando trovarono il prete di paglia rimasero con un palmo di naso. Non abbastanza contenti del fatto, gli autori dell’impresa andarono per le vie del paese cantando il seguente sonetto:

Aglianesi via via
Voglion sempre il prete nuovo
questa volta l’hanno trovo
che gli muore in sacrestia.

Era tradizione in quel periodo che nel mese di Luglio si festeggiava la festa della Madonna, ad Agliano ricorreva la terza domenica e a Castagnola la quarta. Per mantenere viva questa tradizione usava andare da un paese all’altro in processione per riunirsi con i festeggianti e contribuire a rendere più maestosa e piena di partecipazione la festa. Durante il periodo dei contrasti campanilistici sopra citati finì anche questa bella usanza, in seguito al seguente fatto. Gli abitanti di Agliano in un modo o in un altro riuscirono a far slittare di una Domenica la festa, cosicché andasse a coincidere con quella di Castagnola, quindi uno dei due paesi doveva rimanerne senza. Convinto anche il parroco a rimanere ad Agliano, ovviamente, escluso rimase proprio Castagnola. Indispettiti non poco da tale circostanza, i soliti autori spargono per il paese la voce di non andare nessuno alla processione di Agliano, inoltre costruiscono con una pertica una barriera sulla strada comunale che collega con Agliano, e staccato da un palo dell’ENEL il famigerato cartello “CHI TOCCA MUORE” lo appendono alla barriera. Neanche a farlo a posta capita che arriva a Castagnola della gente di Cortia che si recavano alla festa ad Agliano e giunti alla barriera, si accorgono dello scherzo, la disfano e portano in spalla la pertica con il cartello, fino ad Agliano. Il segnale era chiaro, nessuno da Castagnola quel giorno si sarebbe recato alla festa.
Non poteva non essere festeggiata la Madonna anche a Castagnola e come erano soliti fare, suonarono le campane a festa tutto il giorno. Udendo questa melodia, molti passanti nella sottostante strada provinciale che unisce Gramolazzo a Piazza al Serchio, salirono fino a Castagnola pensando che la festa fosse proprio in questo paese. Agliano rimase così deluso e senza gente, ne venne fuori una magra processione.
Altro episodio degno di nota accade quando ad una persona di Agliano morì un’asina (in dialetto miccia) due giorni prima di carnevale.
Era usanza in quel periodo, che quando succedeva una disgrazia ad una bestia, veniva macellata e venduta a grossi pezzi nel paese o nei paesi vicini, anche ad un prezzo molto basso, per poter ricavarne almeno qualche denaro. Generalmente questo accadeva per le mucche, ma stavolta era un’asina! la voce si diffuse velocemente per tutto il paese di Agliano e il povero proprietario non riuscì a venderne neanche un pezzettino. Con un gruppo di amici, decise allora, di portarla a Castagnola, convinto di riuscire a piazzarne qualche pezzo, magari pubblicizzato come carne di mucca. Ma la notizia ben presto giunse anche in questo paese, e gli abitanti, intuendo le intenzioni degli Aglianesi, si affrettarono a preparare, armati di bastoni, una degna accoglienza. Giunti nei pressi del paese, si accorsero di essere attesi, e si fermarono. Aspettarono che fosse notte fonda, e ormai certi di non poter vendere la carne, decisero ugualmente di spargerla per tutto il paese di Castagnola, in segno di disprezzo. Raggirarono la sentinella lasciata di guardia nella piazza del paese, e passando per la vecchia strada, depositarono un pezzo di carne davanti ad ogni portone. Ormai giunta la prima luce dell’alba il gruppo di amici stava lentamente rientrando ad Agliano, quando il più piccolo, forse stanco di trascinarsi dietro la pelle della povera bestia, decise di appenderla ad una croce di legno, che era tappa delle rogazioni, in località Canale d’Arì. Il mattino seguente gli abitanti di Castagnola, appena alzati, trovano davanti casa i pezzi dell’asina, e con rapidi spostamenti da porta a porta , cercavano, a chi fosse toccata la testa, poiché era considerata la parte che dava di più il senso del disprezzo. Dopo un rapido giro fu trovata, non davanti al portone di una casa, ma davanti a quello del campanile. In quel modo il segnale di disprezzo era per tutti uguale.
Nel frattempo una delle due sorelle Magnanette (Agnese e Filomena, così soprannominate perché sorelle di uno stagnino, in dialetto Magnano) che abitavano sulla collina del Montale, si apprestava a raggiungere Agliano, e giunta alla croce del canale d’Arì, come era solita fare, s’inchinò a baciare i piedi del Signore. Alzati gli occhi vide la pelle della miccia e dallo spavento svenne. Si racconta che, Magnanetta parlasse un po' con il naso, forse affetta da adenoidi, in tale occasione avrebbe commentato con questa espressione: “Vitti motti pellati, avetti un batticore e mancò poco che finitti all’oppedale”.
Per controbattere a questa grave offesa subita, alcuni Castagnolesi, in una nottata composero un sonetto in quartine (che riportiamo in calce), che venne poi cantato per diverso tempo nel paese.
Episodi di questo genere si susseguirono regolarmente per diverso tempo, fino a quando l’ultimo e più importante, mise definitivamente fine alle ostilità. I Castagnolesi ormai stanchi di contendere il prete, decisero di inviare un messaggio ad Agliano, che fu un vero e proprio ultimatum: “O ci date il prete o vi dichiariamo guerra”. La risposta tornò naturalmente negativa. Rimaneva solamente a questo punto l’attacco vero e proprio. Fu costruito un cannone con un grosso tronco di fico, e per proiettili furono fatte cinque palle di macigno, delle quali, quattro restano tutt’oggi in evidenza del piazzale della chiesa, murate su altrettanti pilastri come trofei, poiché non furono utilizzate. Il cannone fu piazzato proprio nel sagrato della chiesa, (che risultò essere effettivamente il posto più strategico visto il notevole panorama che da lassù si può ammirare), imbottito con molta polvere da sparo ben pigiata e il proiettile in testa. Tutto era pronto per sferrare l’attacco. Rimaneva da decidere chi dovesse essere l’eroe ad appiccare il fuoco, poiché in mancanza della miccia doveva effettuare l’operazione da distanza ravvicinata. Spontaneamente si offrì un certo Pacini dicendo “ragazzi miei, voi siete tutti padri di famiglia io invece sono solo e sono l’unico che se dovesse succedere qualcosa ...” Ultimati tutti i preparativi una persona fu inviata sulla collina del Montale, che si trova proprio sul confine tra i due paesi, per dare ai compagni i dati di tiro del cannone, e poi con un trombone fatto con una grossa zucca intimò. “Vi arrendete? no! allora fuoco”. Nello stesso momento sul piazzale della chiesa con un lungo bastone alla cui estremità era stato legato uno stoppaccino acceso si procedette a sparare.
Ci fu un gran boato, il cannone si spaccò in cento pezzi e gli autori caddero a terra tramortiti, forse dal colpo, e con qualche ferita causata dalle schegge di legno del cannone.
Dopo pochi attimi qualcuno si alzò e disse, incoraggiando gli altri compagni: “non preoccupatevi, se qui siamo quattro o cinque feriti, là sono tutti morti”. Il comandante della fazione di Agliano, udito il gran colpo, pensò che fosse il segnale di attacco, e spedì una pattuglia avanti in direzione di Castagnola per accertarsi di come sarebbe avvenuto lo scontro.
La staffetta avanzò di malavoglia il fila indiana e giunti a circa metà strada nel bosco di Navacchia, che divide i due paesi, il primo del gruppo si fermò insospettito di qualche cosa che si muoveva nel sottobosco; un compagno gli chiese:
“cosa succede?” e lui replicò “sono felci che muovono al vento” l’ultimo del gruppo allora chiese al secondo cosa avesse detto e questo forse un po' sordo, fraintese, e rispose ad alta voce “sono più di cinquecento!” e un altro “si salvi chi può”. Il gruppo, pensando che tra le felci ci fossero davvero i Castagnolesi mimetizzati, rientrò frettolosamente ad Agliano.
Da quella “Battaglia” in poi tra i due paesi non ci fu più nessuna lite o contesa, e tutt’oggi gli abitanti continuano ad essere buoni amici, forse perché, gli Aglianesi si ritennero definitivamente sconfitti.
Naturalmente ognuno dei due paesi raccontando questa leggenda l’arricchisce a proprio favore, denigrando le imprese degli avversari.

SONETTO

Rocchiccioli come mai
non curasti quella bestia
lo facesti per finezza
per mangiarla in Carnevale.

E’ morta quella miccia
si sentono gran gridi
saran i vostri sospiri
o vostra ignorantità.

Fontanella più prudente
lui c’è andato a mezzanotte
e ne ha preso le due cosce
per sua moglie farci unguente.

Al Francesco e i suoi figlioli
gli voglian portar la testa
perché faccia buona festa
e non pianti alcuni chiodi.

E le orecchie alla Maria
per disporre del tabacco
questo si che è un bel fatto
e una cosa spicciativa.

E da questo bel macello
escludiamo sor Tognoli
perché lui ha tanti modi
per comprarla di vitello.

Anche voi signor Galdino
vi farete ben cerchiare
così potrete ben mangiare
e non si schianta il cinturino

Attolini e suo fratello
andaron giù con il bastone
e ne presero un boccone
come fosse di vitello.

Anche voi Signor Baraglia
siete andato là a vedere
non c’era più niente da prendere
c’è rimasta sol la paglia

Magnanetta più pefana
mise un coscio alla serena
e non era anch’or di cena
che appestava la Toscana.

E la coda l’ha presa un can
e la porta là per piazza
tutti gridan acchiappa acchiappa
l’è toccata allo Scilan.

La Vita di allora
Poesie di Gino Fantoni