Castagnola Ieri

L'ECONOMIA DEL PAESE

Gli antichi abitanti di Castagnola si dedicavano unicamente all’agricoltura. Non vi era un palmo di terra che non fosse coltivato e per poterne ottenere pochi metri in più da seminare, si dissodavano anche terreni pascolativi e rocciosi, asportando enormi quantità di pietre che venivano riposte nelle cosiddette “macee”. Nei campi venivano seminati: segale, orzo, scandella detta “robba” e patate. Il grano e il granturco fino alla metà dell’ottocento non venivano seminati. Il pane, che prima del grano veniva fatto con la farina di robba, veniva manipolato in casa e cotto nei forni a legna.

Castagnola però possedeva vastissimi castagneti i cui frutti assicuravano l’alimento per tutta l’annata. La buona polenta infatti era il cibo quotidiano sulla mensa di ogni famiglia, basti pensare che prima della guerra 40-45 si contavano in paese, una trentina di seccatoi (metati). I castagni venivano piantati, dopo circa vent’anni si innestavano e ci volevano ancora un’altra decina di anni prima di raccogliere i primi frutti. Le selve erano costantemente ripulite dalle varie sterpaglie che crescevano nel sottobosco. Le foglie secche venivano raccolte con le capagnate e depositate nelle piccole capanne dette “capannotti” che si trovavano nei boschi, per poi essere riutilizzate nelle stalle come letto al bestiame, in sostituzione della paglia che veniva invece utilizzata per la copertura delle stesse capanne.

Si seminavano poi i fagioli nei cosiddetti “orti alla Ghiara”, attualmente coperti dalle acque del lago di Gramolazzo. Questi orti che ogni famiglia aveva fatto, dissodando il greto del fiume con grandi sacrifici, basti pensare che per ottenere un po' di terra sabbiosa si doveva portare via parecchi metri cubi di ciottoli, venivano irrigati con l’acqua del fiume che correva in una gora scavata in mezzo ad essi, e i fagioli davano buoni frutti. Con la costruzione della diga nel 1950 tutto questo scomparve.

Verso la metà dell’ottocento l’agricoltura si modernizzò; si cominciò a seminare il grano, il granoturco e anche varie erbe da foraggio. Si impiantarono parecchie teleferiche che dall’alto del paese portavano il concime nei campi, e nel viaggio di ritorno veniva tirato su fieno, legna o altre cose.

Le grosse piante venivano tagliate per fare tronchi e traverse per i binari delle ferrovie, e con i rami e le parti più piccole degli alberi veniva fatta la legna da ardere.

In questo periodo le famiglie più benestanti erano: i Chiavacci, che vendettero poi tutto e andarono a Segromigno; i detti Sergenti, i Felici, i Torre detti Pallini e i Torre detti Capitani. Queste famiglie per il lavoro dei campi avevano i garzoni e per la raccolta delle castagne i coglitori.

I Luoghi di sepoltura
Il Canepaio